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di Étienne Davodeau
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di Étienne Schréder
Un fascio di bombe
di Castelli, Gomboli & Manara
Un uomo è morto
di Kris & Étienne Davodeau

Un fascio di bombe

SECONDA EDIZIONE a un mese dalla prima

La prima -ante litteram- graphic novel italiana di attualità.
Finalmente ritorna disponibile, a 32 anni dall'unica ristampa, un'opera che segna una tappa fondamentale nell'impiego del fumetto come strumento di informazione.
1969. La strage di piazza Fontana dà il via in Italia a un palpabile clima di paura e di incertezza. Gli attentati si moltiplicano; la ricerca dei responsabili -ancora impuniti dopo quarant'anni- si muove soprattutto in direzione della "pista anarchica". Solo nel 1975 comincia a diffondersi con grandi difficoltà l'ipotesi che sia stata messa in atto la cosiddetta "strategia della tensione", un cinico e sperimentato meccanismo che, diffondendo il terrore, garantisce il mantenimento dello status quo.
Raccontato "in presa diretta" con grande efficacia da tre autori capaci di avvincere e coinvolgere i lettori e distribuito gratuitamente in 600.000 copie, Un fascio di bombe mantiene viva la sua attualità, evidenziando come la paura sia un'arma sempre pronta ad essere impiegata da ogni forma di potere.

I tre autori di Un fascio di bombe, allora meno che trentenni, sono oggi riconosciuti come autentici Maestri del fumetto. Alfredo Castelli ha creato Gli Aristocratici e Martin Mystère, il Detective dell'Impossibile, presente in edicola dal 1982. Mario Gomboli alterna l'attività di affermato autore di libri per bambini a quella di direttore editoriale di Diabolik, proseguendo l'attività delle sorelle Giussani. Milo Manara è uno degli autori italiani più conosciuti e letti nel mondo: con la sua rappresentazione della figura femminile ha segnato l'immaginario collettivo, così come con la totalità della sua opera ha segnato il fumetto contemporaneo.

Alfredo Castelli, Mario Gomboli, Milo Manara
Un fascio di bombe
48 pagine in carta patinata opaca 150 g/m2
Copertina 300 g/m2, plastificata opaca
17x24 cm
Brossurato, rilegato a filo refe
9,90 euro
ISBN 978-88-95374-12-3








Rassegna stampa



M. Serenellini, Il Venerdì di Repubblica, 30 aprile 2010




Libero, 18 maggio 2010


V. Mollica intervista Milo Manara su Un fascio di bombe, TG1, 9 maggio 2010
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-12219670-3a55-417b-8396-d41f8eb71190.html


Qui la video-intervista ad Alfredo Castelli sul volume realizzata da Booksweb.
S. Tulipano, Booksweb
http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/2003


A. Trevisani, Corriere della Sera, 21 marzo 2010

Il Manara "politico" di piazza Fontana
Ristampato "Un fascio di bombe" a 32 anni dall'ultima edizione. Fu commissionato dal Psi per le elezioni del '75
NAPOLI - Basta con l'impegno a tutti i costi, coi graphic novel realistici e cronachistici. Il fumetto è soprattutto avventura, il che, a ben vedere, non costa meno fatica. La pensa così Milo Manara, ospite a Napoli del Comicon, il XII Salone internazionale del fumetto: "Hugo Pratt detestava i fumetti impegnati - dice l'autore veronese - e credo avesse ragione. Negli anni Settanta si diceva che tutto era politico. Oggi io penso, come sosteneva Hugo, che tutto sia cultura". Eppure proprio Manara fu protagonista, nel 1975, di quello che con ogni evidenza è stato il primo, convinto esperimento di graphic all'italiana: "Un fascio di bombe", 48 pagine per raccontare la strage di piazza Fontana. Un albo che oggi diventa libro per i tipi della torinese Q Press, a distanza di 32 anni dall'ultima, introvabile edizione, e viene presentato sabato 1 maggio alle 17.30 a Castel Sant'Elmo. Si intitola "Fumetti neri" l'incontro-dibattito con l'editore Giuseppe Peruzzo, il fumettista Luigi Corteggi e gli autori del libro Alfredo Castelli, Mario Gomboli, e appunto Milo Manara, che ricorda: "Ci rendevamo conto che stavamo facendo qualcosa di inedito, ma in generale quelli erano tempi molto creativi ed entusiasti". Nuvole e bombe. "La strage di piazza Fontana fu lo scoperchiamento del vaso di Pandora. Molti accusano il '68 di essere la radice del terrorismo: io credo che il terrorismo sia nato il 12 dicembre del '69, alla Banca dell'Agricoltura, e non certo per mano delle sinistre".
COMMISSIONATO DAL PSI - Fumetti e politica: il giovane Milo li accoppiava volentieri, contro il parere del maestro Pratt, che in quegli anni creava Corto Maltese. "Avevamo spesso delle animate, ma affettuose discussioni - ricorda Manara -. Secondo Hugo le proprie idee si potevano proporre molto più vantaggiosamente attraverso storie di avventura, che non trattando la cronaca". Era il 1975. Finiva la guerra in Vietnam, moriva, assassinato, Pier Paolo Pasolini. La Dc di Moro corteggiava il Pci di Berlinguer, che alle Regionali di giugno otteneva oltre il 33%. Il Psi, invece, sfiorò il 13%: un risultato cui contribuì proprio il ventinovenne Manara. Furono infatti i socialisti a commissionare "Un fascio di bombe", che fu tirato in 600mila copie come gadget elettorale. "Accettai con entusiasmo - ricorda il disegnatore -, mi rendevo conto che la pista Pinelli prima, e Valpreda poi, erano un gigantesco inganno". Nel fumetto quella di piazza Fontana, la bomba che il 12 dicembre 1969 fece 17 morti alla Banca nazionale dell'agricoltura di Milano, è una bomba fascista. Non era scontato dirlo allora, trent'anni prima della sentenza della Cassazione milanese, che nel 2004 acclarò la colpevolezza dei neonazisti veneti Franco Freda e Giovanni Ventura. Quei volti sono nelle tavole di Manara, con quelli di Almirante, Fanfani, Valpreda, Pinelli. Prima del garofano, prima di Craxi: il Psi di De Martino, uscito dal governo, si avvicinava al Pci. "Era un partito ben diverso da quello che venne dopo" rammenta Alfredo Castelli: fu lui, il creatore di Martin Mystère, a sceneggiare il fumetto, con l'aiuto di Mario Gomboli, oggi editore di Diabolik, che ricorda la supervisione delle sorelle Giussani, le autrici del giustiziere in calzamaglia: "Angela specialmente aveva una forte simpatia per gli anarchici, e un fastidio crescente verso la borghesia milanese".
IL GIORNALISTA MORETTI - La sceneggiatura risente delle convinzioni dell'epoca: una didascalia definisce "fantomatiche" le Brigate Rosse. "Oggi non lo riscriverei - dice Castelli - ma resta valido l'argomento della strategia della tensione: c'erano forze oscure che cercavano un tornaconto attraverso il terrore". Piazza della Loggia, la strage dell'Italicus, i servizi deviati. Cronache catturate nelle chine di Manara. Il protagonista è però un personaggio inventato, il giornalista Moretti, che nell'autunno del '69 riceve una soffiata, e subito avverte la polizia: i fascisti preparano qualcosa di grosso. Moretti non viene ascoltato: pochi giorni dopo scoppiano, in simultanea, le bombe di Roma e Milano. "La sinistra fu presto demonizzata - ricorda Castelli -, ci volle spirito per reagire: io scrivevo un programma per una radio locale, si chiamava Cronaca dell'omicidio pre-elettorale. Imitavamo Mike Bongiorno, immaginandolo inviato sul luogo dell'ennesimo delitto perpetrato dai comunisti". Ma "Un fascio" non fu una graphic novel ante litteram? "Era controinformazione a fumetti - risponde Gomboli -. Fu come dire: questo strumento è capace di messaggi importanti".
A. Trevisani, Corriere della Sera online, 29 aprile 2010
http://www.corriere.it/cultura/10_aprile_29/manara-fascio-bombe-trevisani_b5cece94-5398-11df-afe0-00144f02aabe.shtml

Manara ha presentato alla kermesse napoletana la riedizione, da parte della torinese Q Press, del suo libro del 1975 Un fascio di bombe, opera che l'autore dedicò alla stagione delle stragi in Italia. "È un libro - ha detto - che secondo me dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole, perché quel periodo ha contribuito a cambiare la storia del nostro paese e un fumetto potrebbe invogliare i giovanissimi a conoscerlo".
La Stampa online
http://www3.lastampa.it/fumetti-e-cartoons/sezioni/news/articolo/lstp/205332/

Fuma sigari Toscani Milo Manara. Risponde alle domande con voce pacata e sicura. Lo sguardo di chi, la vita, l'ha vissuta sempre intensamente e continua a farlo. Oggi il Maestro torna a Napoli dopo sei anni, ospite d'onore del Comicon 2010. Per l'occasione ╦ stata presentata la ristampa di Un fascio di bombe, graphic novel sulla strage di piazza Fontana realizzata da Manara nel '75: "Una storia che si dovrebbe raccontare sempre".
Maestro, una storia importante quella raccontata in Un fascio di bombe: l'attentato terroristico avvenuto il 12 dicembre 1969 a Milano alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Per di più, un'opera che tratta di una delle pagine più nere della storia del nostro Paese, e non di avventura come Lei solitamente predilige.
"La strage di piazza Fontana ha rappresentato una trappola mostruosa, qualcosa di orribile per il popolo italiano. Vi rendete conto? Organizzare una strage avendo già in mente un falso colpevole da accusare, cioè l'anarchico Pinelli. Ancora oggi è un mistero come sia morto. E poi l'accusa contro Valpreda. Oggi tutti criticano il '68 e non capiscono, invece, che il vero terrorismo è iniziato il 12 dicembre 1969. In più l'attualità è eterna. Tutto questo fa parte della storia dellÝItalia. Un fascio di bombe dovrebbe essere adottato come testo nelle scuole."
A. D'Agostino, gialli.it
http://www.gialli.it/intervista-esclusiva-a-milo-manara

"Un fascio di bombe": a colloquio con Milo Manara
Oltre i supereroi. I disegni delle "eroine proibite" (e delle pin up) di Milo Manara prendono il lettore per mano e - come per Ulisse - lo portano in viaggio. Ma i mari, le città, sono sfondo utile alla Storia. I fumetti di Manara sono linee sinuose, segno che attinge colore e tratto nell'eros ellenico, affrontando così il Tempo e il quotidiano. Dove le città (Venezia, Parigi... o Napoli) appaiono dietro le storie delle donne, bellissime, di Manara. Al Comicon verrà riproposta la sua "graphic novel" Un fascio di bombe (Q Press, 9,90 euro), un fumetto sulla strage di piazza Fontana - scritta con A. Castelli e M. Gomboli - È una bellissima sorpresa: sono stato entusiasta di farlo all'epoca, è un lavoro importante, a cui tengo molto. La graphic novel è un genere che gli americani hanno utilizzato spesso, c'è differenza poi tra comics e fumetti d'autore. Hugo Pratt (maestro di Manara ndr) quando si parlava di fumetto voleva che si dicesse "letteratura disegnata". Bande dessinèe, historietas... all'estero il "fumetto" si chiama in modi diversi, distingue i fumetti più popolari da quelli d'autore. Le graphic novel dimostrano che il fumetto non è un sottogenere letterario, ma può essere accolto da autori a tutto tondo che ne interpretano al meglio le potenzialità, è un modo per raccontare qualsiasi cosa". Soprattutto negli ultimi dieci anni "il fumetto è divenuto un contenitore che può includere tutti i generi, è una formula espressiva ampia che può contenere informazioni, può addirittura indottrinare, come dimostrano i disegni in Cina e in Algeria; ma in fin dei conti è sempre stato così: pur sotto una veste più nobile, anche i disegni di Giotto nelle basiliche di Assisi erano fumetti, che servivano a raccontare le storie di san Francesco, renderle fruibili a tutti, erano storie "pop" che venivano usate quasi per alfabetizzare il popolo". "Ricordo che Federico Fellini mi raccontava di aver appreso di più sull'America dai fumetti che da altre cose. Per lui i fumetti raccontano molto di un popolo, del suo spazio urbano". Non la città dell'eroe. Ma lo sfondo-funzione "Per me sia i personaggi che gli sfondi devono essere sempre e solo funzionali alla storia del racconto. È un valore universale: anche nei fumetti di Batman, in quel caso l'eroe ha bisogno di uno scenario altrettanto dark, perché quello è il palcoscenico in cui si muove: se immaginassimo le avventure del Cavaliere Oscuro a Busto Arsizio, credo che lo stesso Batman sarebbe più dimesso e meno svolazzante. Nei miei disegni, la città e gli spazi vivono nell'interesse della storia, spesso dipingo un motivo romantico (città che non siano metropoli, à la Gotham City). Ma è tutto coniugato al mio eroe. Anche se i miei personaggi più "seri" sono stati definiti antieroi. L'eroe è il protagonista e io non racconto eroi, anche il mio erotismo per funzionare necessita di identificazione e deve avere credibilità: le storie erotiche sono tali solo se riescono a essere credibili, e lo spazio del mio fumetto è domestico e quotidiano, poi nel rapporto con questo spazio i disegni possono prendere il volo, ipotizzare altri mondi", divenire utopia. Spazio e tempo "si possono raccontare solo osservando, facendosi un'idea della realtà, ma sempre e solo raccontando quello che si conosce bene. Andrea Pazienza, partendo da questo presupposto, è stato in grado di raccontare il suo (e il nostro) mondo e realizzando il suo tempo, e la forza dei suoi disegni non ha ancora finito di raccontare l'attualità".
Il fumetto come la fantascienza anticipa la realtà "il fumetto si muove su immagini fisse, è un'arte strettamente imparentata con il cinema - l'anello di congiunzione tra i due è il cartone animato - ma la singola immagine del cinema non ha la stessa forza di un disegno che l'artista sceglie, tra centinaia. Il fumetto aggiunge una suggestione forte alla narrazione, la rafforza non sostituendola (non si deve mai accavallare infatti il testo al disegno: se nella tavola c'è un tizio che dà un pugno a un altro non si deve certo scrivere la didascalia)".
"Il fumetto ha le potenzialità per rompere tutti i codici: per esempio Maus, la graphic novel di Art Spiegelman. Fino ai disegni più "realistici" di Corto Maltese o di Moebius. I fumetti sono un media incredibilmente potente. Io compiango chi non conosce il fumetto, perché dietro quel mondo ci sono interi universi".
M. Garofalo, Generazione X 2.0, nova100.ilsole24ore.com
http://maurogarofalo.nova100.ilsole24ore.com/2010/04/un-fascio-di-bombe-a-colloquio-conmilo-manara.html#more

I fumetti contro il disonore della Storia d'Italia
Quando il linguaggio del fumetto racconta la realtà diventa veicolo di informazione ed esempio di graphic journalism, vale a dire giornalismo grafico, fatto di immagini. La cronaca dei nostri giorni o del passato, con l'ausilio dell'illustrazione può essere raccontata proprio come un tempo le scene di caccia della preistoria furono impresse sulla roccia a imperitura memoria. Interessarsi alla storia ricorrendo al disegno: non affidandosi alla muse bensì attenendosi come veri giornalisti e quanto più possibile alla realtà oggettiva. Ne offre un esempio eloquente Un fascio di bombe (Q Press, 2010) di Alfredo Castelli, Mario Gomboli e Milo Manara, opera di fumetto ante litteram di attualità. Realizzata a distanza di poco tempo dal tragico evento della bomba alla stazione di Bologna, resta la prima testimonianza illustrata di quel lontano 12 dicembre 1969: alle ore 16 e 37 un ordigno, collocata all'interno della Banca Nazionale dell'Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, provocò quella strage ancora oggi impunita. L'opera è stata pubblicata di recente dopo ben 32 anni dalla sua unica ristampa e fu realizzata da autori che all'epoca erano meno che trentenni ma oggi ben noti come grandi maestri del fumetto.
Piazza Fontana (Becco Giallo, 2009) di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio dà voce e immagini, dopo quaranta anni, soprattutto a quegli anziani testimoni e parenti delle vittime che più degli stessi mezzi di informazione sono custodi di una lunga pagina di storia del nostro Paese che fatica a emergere dalle nebbie. (...) Due esempi di lettura di eventi della storia italiana che hanno il vantaggio di poter essere accolti prima di tutto proprio da giovani fruitori che nel 1969 non erano ancora nati.
Disegni e parole che provocano i brividi in chi si accosta a tali fatti per la prima volta. Alla strage di Piazza Fontana, come è noto, sono legate tante altre stragi di quegli anni che misero in atto la "strategia della tensione" con lo scopo di favorire l'instaurarsi di uno Stato d'emergenza. Realizzare a distanza di tempo che su tale strage e tanti altri eventi gravano ancora dubbi, dà senz'altro un'idea dell'importanza civile che anche queste opere, pur nella loro piccola nicchia artistica, possono rivestire. Fumetti di attualità che possono restare nelle nostre librerie domestiche o, ad un tratto, divenire punti di partenza per riflessioni e personali approfondimenti. E perché non divenire letture scolastiche alternative? Le sentenze in quaranta anni di processi hanno lasciato tante amarezze: non resta che continuare, anche con l'ausilio dell'arte, a parlarne perché nessuno dimentichi e perché sia chiaro a tutti che il disonore maggiore del nostro Paese in questo, o altri contesti, resta la mancanza di memoria storica.

A. Pavone, Questioni di frontiera
www.noaweb.it




M. Astrapellou, BHMagazino, 6 marzo 2011
http://www.tovima.gr/vimagazino/interviews/article/?aid=390508